Le origini della biblioteca comunale di Narni

 

I- Giovanni Eroli riferisce che nel 1670 presso la chiesa di S. Domenico in Narni fu eretto un monumento funebre , che conteneva le spoglie di Mons. Andrea Cardoli, sul cui frontespizio si poteva leggere :

D.O.M./ Andreae Cardulis Narniensi Patrizio/Joannis Baptistae ac Paulae de Herculis/Parentum filio Cupparum/Piisimorum oppido condomino/Narniae et Arimini Generali Vicario/Romanae Curiae advocate celerrimo/protonotario apostolico/petri donato caesis generalis thesaurii Cardinalis/difficillimis quoque belli temporibus/Umbriae Legati sub Urbano VIII Pont. Max./primario auditorii-/S.Juvenalis sacello marmoreis fulcito columnis/ patriaeque Biblioteca instructa/ Honofrius et Cardulus de Cardulis testamentarii/heredes/frati optimo postero anno MDCLXX/obiit Romae V Idus novembris MDCLXV/aet. Suae anno IXV.1

E’ questa sicuramente la prima attestazione ufficiale della esistenza della Biblioteca Comunale di Narni, voluta da mons, Andrea Cardoli e da lui realizzata attraverso la donazione nell’ottobre del 1663 della sua biblioteca personale al Comune di Narni. Nelle Riformanze della città di Narni poi si fa riferimento al modo in cui è avvenuta la sua istituzione; in queste si dichiara che il Connestabile della città ringraziava ufficialmente mons. Cardoli del suo gesto che espimeva l’affetto che nutriva per la sua città, espresso con la sua donazione; la solennità della donazione era resa ancora più solenne dalla lapide in marmo , che doveva essere affissa all’ingresso nella quale si leggeva che sarebbe stata comminata la scomunica da parte di papa Alessandro VII a chi avesse rubato i libri depositati nella Biblioteca2.

Die ultimo octobris 1663

Dal Mons. Andrea Cardoli è stata mandata la scomunica acciò non si possano cavare li libri dalla libreria et annessa la spesa come nella lettera che si legge , super quibus all Ill. Raphael Conestabilis in super consulendo li Priori ringraziano il Mons.Andrea dell’affetto che mostra alla nostra comunità et a questi sopra li rimborsano delli scudi 10 con pagarli a don Giovenale Targhetti et ammissa anco conseguini li libri sospesi”.

L’importanza per il Comune della donazione del Cardoli sicuramente si individua nella urgenza con cui nel breve spazio di tempo di un anno dalla morte di mons. Cardoli il Consiglio si affretteva a definire le modalità di consegna e di tutela dei libri e l’ affidamento della “Libreria” ed a provvedere a quello che si deve fare per la libreria di cui “si haverà a riferire ad esso consiglio”. Un mese dopo la morte dell’illustre prelato il suo erede testamentario, Cardolo Cardoli fa sapere all’ Assemblea Comunale che avrebbe consegnato le casse dei libri, appartenute al Monsignore solo quando se ne fosse trovata una adeguata sistemazione; questa è la ragione per cui il Consiglio ordinò di fare in modo che i Priori della città provvedessero a fare l’inventario dei libri contenuti nelle casse3.

Il Consiglio si attivò in modo sollecito e successivamente decise di affidare la custodia dei libri ai padri delle Opere Pie, è questo il nuovo ordine degli Scolopi da poco fondato dallo spagnolo s. Giuseppe Calasanzio, che proprio a Narni avrebbe scritto le Costituzioni dell’ordine: lo stesso Consiglio si espresso con una dichiarazione di garanzia con l’ impegno da parte dei Padri Scolopi di rispettare un “Regolamento di dieci capitoli” .4

Di fronte a questi eventi, che attestano quindi la nascita a Narni di una “Libreria” è lecito avanzare alcune domande per meglio comprenderne il significato: infatti chi era Mons.A. Cardoli, e come si giustifica l’interesse del Consiglio Comunale ad accogliere la donazione dell’illustre prelato tanto da effettuare l’operazione di consegna in breve tempo, perché poi affidare la tutela della “Libreria” ai rappresentanti di un nuovo ordine religioso, quello delle Scuole Pie (Scolopi ed inoltre, mancando esplicite risposte a questi quesiti nelle Riformanze, è possibile ricostruire l’elenco dei libri depositati dal Cardoli per avere un’idea della sua cultura?; ed infine quale è stato lo stato della Biblioteca fino al 1843, quando la direzione della Biblioteca passa nella mani di Giovanni Eroli, che di fatto procederà, per così dire, ad una sua “nuova fondazione” alla luce della sua cultura e delle vicende di Narni nel XIX secolo?.

II. Per rispondere alla prima di queste domande, che costituiranno l’oggetto di queste riflessioni, si deve dire che, nonostante varie ricerche effettuate, poco si conosce della vita di questo illustre narnese; quanto si sa proviene infatti da una memoria di Giovanni Eroli, che per primo affrontò il problema. Vi si dice che la gens Cardoli, orinda della Germania “diede luce a molti e squisiti personaggi chiari non tanto per le armi,per le lettere e per le scienze, quanto per dignità ecclesiastiche e civili”5, si ricorda infatti un Fulvio Cardoli vissuto tra XV e XVI sec. segretario dell’imperatore Massimiliano I° d’ Austria. Di mons. Andrea Cardoli, fondatore della Biblioteca, si ricordano le elevate cariche ecclesiastiche, valente giureconsulto e protonotaro apostolico sotto il pontefice Urbano VIII Barberini e il suo soggiorno a Rimini, con carica di Vicario Generale.

Il Cardoli è sicuramente espressione di quegli alti prelati che , a metà del XVII sec. stavano realizzando la definitiva esecuzione dei decreti della Controriforma tridentina e contemporaneamente impostavano una politica di solido accentramento, realizzando definitivamente la conquista di una immagine forte del domino pontifico 6.

Il gesto significativo di mons. Cardoli veniva a dotare la città di un “bene culturale”, che in qualche misura si inseriva nella vita cittadina in un momento che vedeva, come si è detto, accanto alla costruzione di un accentramento amministrativo anche la edificazione di una nuova “immagine di città”, che anche con la testimonianza di eventi culturali di qualche valore procedeva a quella che potrebbe essere chiamata una operazione di “modernizzazione” istituzionale.

L’operazione che questo “ceto sociale”, quello degli alti ecclesiastici con funzioni politiche all’interno dello Stato Pontificio intendeva realizzare era quella di un raccordo consistente tra il centro del potere, cioè Roma e le varie “ periferie amministrative”; questi avevano nella loro città di origine la “famiglia” ed il patrimonio nonché il palazzo avito ma a Roma gli edifici di rappresenanza e la loro “corte”, da dove partivano le committenze affidate ai più grandi artisti del momento, come a dimostrato lo storico dell’arte Francis Haskell7 Questa interessante dimensione della realtà politico-territoriale è stata oggetto di indagini storico-sociali, che hanno messo in luce come in essa si veda operante una forza storica imponente, quella della modernizzazione delle strutture di governo nello stato del “ Sovrano Pontefice” e che evidenziano non solo caratteristiche riferibili direttamente alla storia dei territori appartenuti allo Stato della Chiesa ma anche una tipologia di “comportamenti sociali” e che contemporaneamente si poteva registrere in Europa con lo sviluppo dell’assolutismo monarchico. Come è noto8 Narni dopo la “conquista pontificia” nel 1371, che emblematicamente si esprime nella costruzione della Rocca, segno di controllo della vita civile narnese da parte dei governatori pontifici, aveva vissuto un periodo di una qualche instabilità dovuta alla presenza dei nuovi signori; le magistrature della Narni comunale ancora volevano attestare quella volontà di autonomismo, che a diversa misura, aveva caratterizzato il periodo più “ creativo “della storia di Narni quello tra il XII e XIV secolo; il trapasso da un periodo di notevole autonomia, che aveva visto il comune di Narni attestarsi tra le forze politiche più significative della bassa Umbria ad una fase nuova per l’inevitabile riconoscimento di un nuovo ordine, era avvenuta con una transizione difficile. La diaspora degli ingegni migliori del XV secolo, Erasmo da Narni detto il Gattamelata che andrà a combattere per la Repubblica Serenissima di Venezia e , quasi contemporaneamente, Galeotto Marzio , notevole umanistica ,che andrà a vivere in Ungheria presso la corte di Mattia Corvino , sono il segno di una crisi che si evidenziava con l’impossibilità di vedere una affermazione personale all’interno della propria città..9

Il Sacco di Narni del 1527 poi, si può considerare uno spartiacque storico vero e proprio, poiché accanto alla catastrofe umana che esso comportò, andarono anche perdute tutte le carte del Comune, bruciate e distrutte e la stragrande maggioranza dei documenti di quello che si suole chiamare Archivio Comunale.10

La necessità di ricomporre la vita civile ed amministrativa della città si espresse allora nella volontà della autorità religiose e civili di riformare la struttura amministrativa della città, intervenendo con modifiche sugli Statuta illustrissimae civitatis Narniae del 1371. E’ importante sottolineare che la nuova composizione di potere della città evidenziava quel processo di “razionalizzazione “ che la Santa Sede di Roma prevedeva per le città dello Stato Pontificio, tutta ispirata a realizzare un ordine nuovo, una nuova figura di suddito e d un nuovo concetto di vita civile ,che prevedeva una interazione stretta tra istituzione religiosa e politica. Come ha ben detto Paolo Prodi “si stava realizzando il volto di una società organica in cui l’aspetto confessionale ha fatto leva sull’ aspetto politico. In questa società mista dello Stato Pontificio, in questo Giano bifronte della doppia persona del pontefice come capo della chiesa cattolica universale e come sovrano di uno stato ben definito nella geografia politica del tempo si assiste ad uno sforzo di creare una società in cui si forma un nuovo uomo, quella del suddito “fedele”. Si può dire che in tutto il mondo occidentale a partire dalla metà del ‘400, cioè dalla fine del grande tentativo conciliatorista di una “christianitas europea” basata sulla partecipazione, la chiesa si territorializzava compiutamente e, a suo modo, partecipava alla costruzione dello stato moderno dando “un contributo in questo collante confessionale “11.

Nel 1536, con l’assenzo del cardinale Marino Grimani, legato di Perugia, il governatore Fabio Placido pubblica i “ Nuovo Capitoli ed Ordini di Reggimento”, secondo il quali i priori dovevano “essere sei e cioè due per terziere, il governatore ed i priori eleggevano quindici uomini e questi, sessanta consiglieri generali, venti per terziere; i quindici, formavano la cernita e duravano in carica non più di sei mesi. I sessanta dovevano appartenere al ceto dei priori ; il consiglio doveva durare due anni e non poteva deliberare senza la presenza e la licenza del governatore o del luogotenente e senza che le proposte fossero ottenute in cernita”12

Come si vede l’operazione di nuovo ordinamento a favore delle autorità ufficiali era di fatto realizzata e creava la nuova dimensione politica che persisterà fino all’arrivo delle truppe francesi nel 1798 ed a Narni, come in molte altre città umbre, con la breve pausa della presenza francese, fino al 186013

Per avere poi un quadro della società narnese alla fine Cinquecento documento elo quente è senz’altro la Visita Apostolica del cardinale Pietro de Lunel, che nel 1571 ispezionò la diocesi di Narni14. Come è noto le visite apostoliche , accanto alle relationes ad limina sono strumenti di cui si avvale la Curia Romana dopo la fine del Concilio di Trento per avere una quadro concreto della realtà religiosa ma anche civile dei luoghi che prevedevano la presenza di autorità religiose , esse sono una fonte preziosa poiché offrono dati di indiscusso interesse sulla vita sociale delle varie comunità.

La visita del cardinale De Lunel, pur riferendo soprattutto considerazioni sulla realtà strettamente religiosa ed ecclesiale, confermava peraltro una complessiva immagine di povertà della diocesi, la esiguità dei mezzi a disposizione, il reddito scarso della mensa episcopale, situazione che Chiara Coletti ha poi definito come “ un universo pastorale antico e ininterrotto, in cui le devozioni verso i propri santi locali- privati e collettivi al tempo stesso- si sostanziavano nei movimenti, nei gesti , nei rituali che legavano il difensore celeste …alla sua gente”15.

In questa società sostanzialmente modesta, che aveva perso tutto il suo antico potenziale economico , realizzato durante l’età comunale ma toccato da un progressivo degrado dalla fine del XIV secolo in poi, la Chiesa vuole recuperare non solo uno spazio politico con nuove strutture di potere ma anche realizzare un programma di novità culturali, educative, che sollevino le anime dei cittadini da un punto di vista religioso, verso la creazione di un “suddito fedele”, formato spiritualmente ma dotato anche di possibilità di maturazione culturale. E’ nel corso del XVII secolo che questa operazione prenderà l’avvio e avrà modo di esprimersi compiutamente con l’arrivo a Narni di nuovi ordini religiosi e con vistose operazioni di restaurazione della vita religiosa della città simile a quella dei grandi centri, innanzi tutto con il rilancio dell’immagine del primo vescovo narnese S.Giovenale e con l’operazione che si conclude con la traslazione del suo corpo dalla cripta in cui era stato depositato fin dal IX secolo nella solenne confessione dell’altare maggiore della Cattedrale. Una operazione di “ristrutturazione”e di “ modernizzazione “dunque, che definiva compiutamente il “nuovo spirito controriformista”. In questa direzione si registra un altro significativo evento quello della fondazione di un Istituto delle Scuole Pie( ordine degli Scolopi), il cui inserimento nella vita civile di Narni fu caldeggiato e sostenuto dalla la comunità cittadina, che investì 4000 scudi per la costruzione degli edifici di accoglienza con l’adattamento di vecchie strutture; è sempre in questo momento inoltre che si realizza la fondazione del monastero delle Clarisse di S. Restituta ed il monastero benedettino di S. Margherita.16 .

Fu il cardinale Giustiniani addirittura a sollecitare lo spagnolo Giuseppe Calasanzio, il futuro santo,a venire a Narni , dove scrisse addirittura le Costituzioni dell’Ordine Scolopio e dove fu padre spirituale presso il monastero di S. Bernardo. Come è noto l’ordine scolopio ha come sua caratteristica fondamentale quella dell’educazione cristiana in modo particolare rivolta alla gioventù povera. La sede della scuola fu posta “ nel cuore politico di Narni, di fronte al Palazzo del Podestà” (C. Coletti). Gli studiosi dell’ordine scolopio insistono giustamente sul fatto che l’intervento educativo era essenzialmente rivolto all’apprendimento dello scrivere a del far di conto ma successivamente si pose anche l’attenzione a contenuti di più alto livello intellettuale, addirittura scientifico.17 E’ dunque abbastanza probabile che l’attenzione posta dalla presenza del nuovo ordine religioso per un rinnovamento della vita culturale cittadina sia stato collegato dalle autorità cittadine all’evento contemporaneo della donazione del libri di mons. Cardoli e vedere così soddisfatta l’ esigenza programmatica di dotare la città di una “ Libreria” Il segno evidente di questo particolare interesse delle autorità si coglie non solo nelle parole di ringraziamento rivolte all’alto prelato ma anche nella sollecitudine con cui fu effettuata l’operazione, come si evince dal documento fondamentale della redazione dei capitoli che dovevano riguardare la gestione della biblioteca. E’ illuminante infatti la premessa espressa dal Consiglio Comunale:

In conseguenza delle risolvente del Consiglio questo numero ha considerato che dui sono li punti principali, ai quali dee provveder per il mantenimento della libreria, e per haverne il risultato del Comodo pubblico, e per incontrare la volontà del donatario et è il primo.

Che siano li libri ben custoditi non solo dai furti ma anco dalla polvere con la quale il tempo celermente li consumerebbe, e sia a loro puntuale assistenza del custode nell’hore e giorni dinnazi; acciò possa ciascheduno liberamente soddisfarsi et a questi con il modo, e luogo tenuto la perizia nostra non esser ben promisso e sempre più porterebbe confusione nell’interesse della Commissione, e perciò stimerebbe ben trasportarla nel convento delle Scuole Pie alla custodia di quelli Padri, i quali grati, e per esercitare la loro solita carità la debiano custodite con spendere da questa comunità per li aggiustamenti d’una stanza a tal uso la promissione da dare al custode in tre anni la somma di 36 scudi. Sperando così di ottenere il fine desiderato con li seguenti capitoli”:18

Questo testo documenta chiaramente che il Consiglio Comunale individua nella presenza degli Scolopi e nella donazione di mons. Cardoli la possibilità di realizzare un progetto che consisteva nella edificazione di una “nuova città” alla luce dei valori culturali ed etico-politici promossi dalla Controriforma.

Una conferma a tutto ciò viene offerta inoltre dalla pubblicazione dei “ Capitoli nuovi sopra la libraria”:in essi si parla infatti dell’allestimento di una Biblioteca Pubblica con l’indicazione degli orari di frequentazione, con i compiti degli assistenti che tutelano il patrimonio librario per la consultazione e con specificazione delle finalità che si attribuiscono a questa istituzione19. Tuttavia l’entusiamo della città di fronte a questa realizzazione si dissolve in breve tempo ed allora inizio la storia tormentata della Biblioteca almeno fino agi inizi del XIX secolo. Infatti circa un anno dopo la consegna della biblioteca ai padri delle Scuole Pie per la volontà di un nuovo Padre Generale degli Scolopi la Biblioteca tornerà nel Palazzo Comunale: purtroppo non è dato conoscere le ragioni di questa decisione , che graverà non poco sul destino della Biblioteca stessa, significative risultano, registrate per altro nelle Riformanze le lagnanze del priore Paglia sullo stato dei libri20. Successivamente la notizia della incuria dei libri da parte del Comune allarmò l’erede testamentario Cardoli che avanzò addirittura la richiesta di restituzione dei libri giunti da Roma per la mancanza del rispetto dei patti21.

Il degrado progressivo della biblioteca, ormai trasferita nelle soffitte del Palazzo Comunale, rappresentava indirettamente una mancata possibilità, quella appunto che aveva sostenuto le attese inizialmente del Connestabile e dell’Assemblea, operazione che si era conclusa con un completo fallimento e che lascia intravedere , pur senza possibilità di documentazione, l’inizio di una crisi dei rapporti tra le istituzioni pubbliche e quelle religiose nella città.

Solo agli inizi del XVIII secolo si potè assistere ad una nuova attenzione espressa nei riguardi della Biblioteca così mal ridotta : infatti il conte Domenico Alberti Vituzzi con testamento del 1781 intendeva lasciare a Narni le sue sostanze per l’istituzione di una prelatura a vantaggio del rango dei Cavalieri e degli studiosi in utroque iure, di diritto canonico e civile e dichiarava inoltre che la sua biblioteca privata fosse donata alla Biblioteca Comunale con l’obbligo della cura e della creazione di un inventario sistematico del patrimonio librario,inoltre individuò in Cosimo Maria Vituzzi , suo erede usufruttuario, la persona che avrebbe curato i libri di cui aveva lasciato nota presso il marchese Filippo Sacripante.22L’elenco dei libri lasciati dal conte Alberti- Vituzzi si trova nel rogito del notaio Moscucci 23.Tuttavia quando il marchese Giovanni Eroli nel 1843 subentrò come nuovo Bibliotecario e vero restauratore e fondatore della attuale biblioteca, che sarà poi a lui intestata, potè dolorosamente affermare che ” di tutti i libri ricordati in questo indice (elenco dell’Alberti al Sacripante) non esistono più che una ventina di volumi, giacchè gli altri sono stati rubati ora da uno, ora da un altro, stando un tempo la libreria senza custode e senza sorveglianza aperta a tutti. E se non era la mia premura e istanza a salvare il resto e comprerandovi nuovi libri, a questa ora il Comune era senza biblioteca; la quale fu da me ripristinata nel 1844, messa in siti decenti e in nuovi scaffali, avendo ricevuto l’officio di bibliotecario, che fino ad oggi esercito”. ( Narni 21 marzo 1863”24

III° Un problema che si desidera poter risolvere , poi, come già si diceva, è quello della possibilità di poter ricostruire la consistenza libraria del lascito di mons. A.Cardoli; vale a dire i libri della prima Biblioteca: con ciò si potrebbe avere non solo la individuazione del patrimonio inizialmente esistente ma anche, indirettamente, della cultura di un alto prelato della Curia romana a metà del XVII secolo. Purtroppo, a tutt’oggi; almeno che non si trovi un documento che attesti direttamente il catalogo della prima donazione,non è possibile rispondere a questa domanda. Di fatto la transizione della biblioteca di mons. Cardoli al Comune fu curata da un erede testamentario tale Cardolo Cardoli che promise all’Assemblea di consegnare le due casse di libri giunte da Roma solo quando si fosse nominato un Bibliotecario e una sistemazione dei libri, con una copia dell’inventario dei libri rispettivamente una per il Cardoli ed un’altra per la Segreteria dell’Assemblea. A tutt’oggi l’inventario non è stato ancora trovato né è riportato nelle Riformanze che riferiscono soltanto della consegna dei volumi25.

L’impossibilità di risalire al primo catalogo della biblioteca- fondo Cardoli- è anche complicata dalla operazione che fu effettuata a Narni quando nel 1862 il bibliotecario ufficiale Giovanni Eroli accolse i libri in possesso di alcune corporazioni religiose a seguito della loro soppressione ma non riusci ad individuare tra i volumi che aveva trovato nella biblioteca dopo il lascito Vituzzi quelli che potevano risalire al primitivo patrimonio Nella lettera di G.Eroli al Comune di Narni26in qualità di delegato alla statitistica delle biblioteche questi afferma di aver trasferito nella Biblioteca Comunale i fondi delle seguenti congregazioni religiose

  • Biblioteca dei Cappuccini Nuovi.

  • Biblioteca dei Minori Osservanti

  • Biblioteca dei Serviti.

  • Biblioteca dei Domenicani.

  • Biblioteca di S. Margherita.

  • Biblioteca di S, Restituta.

  • Biblioteca di S. Bernardo.

  • Biblioteca dei Frati dello Spiego.

  • Biblioteca dei Cappuccini Vecchi.

  • Biblioteca dei S.S. Conventuali in Calvi

  • Biblioteca delle Orsoline in Otricoli.

dav

Fortunatamente Il patrimonio librario di queste istituzioni è stato redatto dall’Eroli e costituisce il catalogo di base di quello che oggi viene chiamato Fondo Antico Eroli . Nel 1870 la Biblioteca contava oltre 7000 volumi, 139 incunaboli, otto volumi in edizione aldina ed alcune rarità tipografiche, ;su questo patrimonio attualmente si sta lavorando per un ripristino scientificamente elaborato della biblioteca e tale da poter permettere la sua fruizione agli studiosi con il prezioso contributo degli strumenti informatici, che permetteranno agli studiosi di conoscere l’esistenza di volumi rari e grande importanza.

Con la direzione della Biblioteca da parte di Giovanni Eroli ebbe dunque inizio una nuova fase di attività caratterizzata dagli interventi sapienti ed autorevoli dello studioso27, infatti la sua formazione culturale romana , la frequentazione degli ambienti della ricerca antiquaria e storica qualificavano l’ autorità del personaggio e ponevano le garanzie per l’avvio di una nuova fase della vita della Biblioteca,che ne attestavano la prestigiosa identità .

APPENDICE

CAPITOLI FISSATI DALLA COMUNITA’ IN OCCASIONE DEL TRASFERIMENTO DELLA BIBLIOTECA PRESSO I PADRI DELLE SCUOLE PIE.

( Archivio comunale di Narni, RIFORMANZE, Anno 1666, p 224-5)

CAPITOLI NUOVI SOPRA LA LIBRARIA.

In conseguenza delle risolvenze del Consiglio questo numero ha considerato che dui sono li punti principali, ai quali dee provvedere per il mantenimento della libraria,  per haverne il risultato del Comodo pubblico, e per incontrare la volontà del donatario et è il primo.

Che siano li libri ben custoditi non solo ai furti ma anco alla polevere con la quale il tempo celermente li consumerebbe,e sia a loro la puntuale assistenza del custode, nell’hore e giorni dinnanzi: acciò possa ciascheduno liberamente soddisfarsi et a questi con il modo, e luogo tenutola perizia nostra non esser ben promisso, e sempre li porterebbe confusione nell’interesse della Commissione, e perciò stimerebbe bene trasportarla nel convento delle Scuole Pialla custodia di quelli Padri, i quali , grati, e per esercitare la loro carità la debiano custodire con spendere da questa comunità per li aggiustamenti d’una stanza a tal uso la promissione di dare al custode in tre anni la somma di 36 scudi.

Sperando di ottenere così il fine desiderato con li seguenti capitoli:

I° Che si consegni la libreria alli P.P. delle Scuole Pie i quali la debiano custodia come ministri della comunitàcon l’obligo d’osservare tutti i seguenti capitoli, et ancora sia valido il loro obbligo li faria con il consenso del loro Padre Generale e con il beneplacito apostolico o della S. Congregazione.

II° Che la detta Libreria sempre, et in ogni arbitrio la comunità possa usarla, e trasportarla dove più le piacesse.

III° Che siano li padri obbligati ad avere buona cura e custodia delli libri, e scritture, quali per inventario glieli consegnarono, quali inventario debbia dal loro ministro sottoscriversi e si debbia concervare all’Archivio Segreto.

IV° Che l’indice delli libri per comodità di chi vorrà studiare, debba restar sempre nella detta libreria, e quale padre che sarà deputato per custode trovare e consegnare li libri a chi li domanderà.

V° Che siano obbligati di fare assistere nella stanza della libreria da un padre per spazio di due hore nel tempo, che si faranno le scuole nelli giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, e legere li libri che sono nella libreria.

VI° Che si ponga una lapide sopra la parta della libreria con la scomunica contro chi leverà, o lascerà portar via etiam solo dalla libreria, e stanza alcun libro di qualsiasi sorte etiamdio da quelli del Magistrato e del Numero.

VII° Che sino lo padri obligati a render conto e ricontare l’inventario della consegna, fattli dalla libreria e dal loro ministero sottoscritto ogn’anno una volta nel bimestre della Consegna, e che li priori pro tempore siano venuti d’assicurazione e mancando qualche libro o alcuna cosa inventariata siano obligati all’interesse più rigoroso.

VIII° Che non possano in detta libreria mai in alcun tempo tenersi lume ne fuoco.

IX° Che non possano mai detti padri per alcun tempo prendere promissione o impegno alcuno.

X° Che in ogni caso che il Consiglio sololuesse di rapportare in altro luogo la detta libreria basti solo notificare ciò alli detti padri per un messo due mesi innanzi, e se nel detto termine non faranno la riconsegna possa il magistrato o il Numero far aprire la libreria e ricontare l’inventario a comodo e incommodo delli suddetti padri e se ne mancasse alcuni libro di qualsiasi voglia sorte, e quantità siano tenuti nell’interesse più rigoroso, ne possano allegare di non esserci stati presenti al riscontro fatto, ne’alcun altra cosa in loro favore quas propositiones et captae…in eodem Numero approbatae fuerunt cunctis suffragiis. N.8”

NOTA BIBLIOGRAFICA.

La storia della Biblioteca Comunale di Narni non è stata ancora scritta,infatti sarebbero necessari lavori preparatori rivolti da una parte a ricostruire cronologicamente le varie fasi dei progressivi accoglimenti di materiale librario e dall’altra a contestualizzare nella storia della città questi interventi: la fonte primaria è da individuare nelle Riformanze della citta di Narni, alle quali ci siamo riferiti in questo breve scritto.

Le linee generali di questa storia sono state in parte elaborate da Giovanni Eroli , come si è avuto occasione di dire più volte e indirettamente da Giuseppe Terrenzi ,successore dell’Eroli nella direzione della Biblioteca. I suoi interessi si sono rivolti, fino alla sua morte avvenuta nel 1913, alla ricerca ed alla ricostruzione del primo Archivio Comunale ed alle carte esistenti prima dell’incendio del 1527.

Un merito particolare nella ricostruzione della storia della Biblioteca deve deve essere attribuito alla prof. Anna Maria Ciani, che nell’accademico 1969-70 ha discusso una tesi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Perugia dal titolo “ La Biblioteca Comunale di Narni”, che può essere consultata nella Biblioteca attuale –sez. locale- nella quale si individuano i problemi fondamentali che essa presenta nonché interessanti raccolte di documenti, ai quali ci siamo riferiti. In appendice la studiosa presenta anche l’elenco delle pergamene studiate dal Terrenzi nel 1896 e degli incunaboli e delle edizioni del XVI sec. sulla base dell’inventario redatto da Giovanni Eroli nel 1860 .Attualmente l’impegno per la cura del fondo antico è stato assunto dall’archivista dott. Fratini Federico per le cure dell’Assessorato alla cultura del Comune di Narni e consiste nella revisione generale del catalogo Eroli e nella sua informatizzazione .

Come si è cercato di fare vedere nelle pagine precedenti la nascita della Biblioteca deve essere inserita in un momento particolare della storia della città: a tale riguardo si deve affermare che non esistono contributi storiografici sulla Narni nello Stato Pontificio a fronte della abbondante presenza di fonti documentarie e narrative del periodo: Ciò si può giustificare con la grande attenzione accordata da sempre al periodo comunale della storia della città.Un prezioso volume stato ultimamente pubblicato, quello di Chiara Coletti, Col minio e col sangue. Percorsi della Controriforma, edizioni Nerbini, 2007 ,docente di storia moderna all’università di Perugia, studiosa di storia delle istituzioni ecclesiastiche, della cultura e della sensibilità religiosa tra Cinquecento e Settecento, dove sono ricostruiti sulla base di una ricca documentazione i percorsi più significativi della Controriforma nel territorio delle diocesi di Terni, Narni ed Amelia .

A Telesforo,

Finito il lavoro, Juilien osò avvicinarsi ai libri: poco mancò che divenisse pazzo di gioia vedendo un’edizione completa delle opere di Voltaire. Corse ad aprire le porte della biblioteca per non farsi sorprendere. Poi si concesse il piacere di sfogliare ciascuno degli ottanta volumi: Magnificamente rilegati, erano il capolavoro del miglior artigiano di Londra. Sarebbe bastato assai meno per portare al colmo l’ammirazione di Julien”

Stendhal, Il rosso e il nero, tr. M.Lavagetto,Milano,part. II,cap.2.

ritrovo nella memoria l’affetto pel libro stesso nella sua mater ialità, sicchè a sei e sette anni non gustavo maggior piacere che l’entare, accompagnato da mia madre in una bottega di libraio, guardare rapito i volumi schierati nelle scansie, seguire trepidante quelli che il libraio porgeva sul banco per la scelta e recare a casa i nuovi preziosi acquisti, dei quali persino l’odore della carta stampata mi dava una dolce voluttà” .

Benedetto Croce, Contributo alla critica di me stesso, a cura di Giuseppe Galasso, Milano,1989.

Abbreviazioni:

ASDT Archivio Storico Diocesano Terni

ASDN Archivio Storico Diocesano Narni

ACN Archivio Comunale dei Narni

AST Archivio di Stato di Terni.

1) GIOVANNI EROLI, Miscellanea storica naenese, Narni tip. Gattamelata, anno 1858-63- vol II, p.227.

2) ARCIVIO COMUNALE DI NARNI ,Riformanze, anno 1663, p.62.

3 .A.C.N.,Riformanze anno 1666,febbraio, p.221

4 A.C.N., Riformanza, anno 1666,p.224.

5 G.EROLI, Miscellanea storica narnese, vol I tip Gattamelata.p.217

6 Per tutto il problema si veda G:GRECO, La Chiesa in Italia nell’età moderna, Bari-Roma,1999e PAOLO PRODI,Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna, Bologna,1982.E’ da vedere dello stesso Prodi, Per aprire una conclusione, in Istituzioni, Chiesa e Cultura a Terni tra Cinquecento e Settecento ( a cura di Tania Pulcini), pp 15-17, Terni,ISTESS, 1995.

7V. F. HASKELL, Mecenati e pittori, arte e società italiana nell’età barocca, Sansoni Firenze, 1965.

8 A.A.V.V.,. Narni,( a cura di M. Bigotti), …………..

9 Su questa materia sono da vedere gli atti dei convegni del CENTRO DI STUDI STORICI DI NARNI:, in particolare”Galeotto Marzio e l’umanesimo italiano ed europeo,,Narni, 1983.

10 V. G.EROLI,Miscellanea storica narnese,Narni, Tip Gattamelata,1858,p.62.Sulla esistena e sulla consistenza del ciddetto’Archivio Comunale v.GIUSEPPE TERRENZI, “ L’antico Archivio”,Narni tip. Gattamelata,1899.

11 P:PRODI,” Per “ aprire “ una conclusione “ cit.

12 EDOARDO MARTINORI, Cronistoria Narnese, Tip. vISCONTI, P428.

13 V. R. STOPPONI “ La “ sconsacrazione di S.Maria Maggiore” nel quadro della storia narnese del XIX secolo” in Atti del convegno” La chiesa di S. Maria Maggiore e i Domenicani a Narni2, di prossima pubblicazione.

14 ASDN, Fondo visite apostoliche, da leggere nella trascrizione dattiloscritta del manoscritto originale in ASDT, Fondo visite.( visita delunel)

15 CHIARA COLETTI, Col minio e col sangue, percorsi della Controriforma, ed. Nerbini , Firenze ,2007,p.130.

16 Per tutte queta notizie si fa riferimento a F: BRUSONI, Documenti storici sopra la città di Narni, 1774 .ms. BCN, vol II, c. 833.

17 Per tutto il problema vedi A.TANTURRI,Scolopi e Gesuiti all’epoca di S. GiuseppeCcalasanzio, in “ Archivio italiano per la Storia della Pietà”,vol.XIII (1996) pp.193-216.

18 A.C.N., Riformanze, anno 1666,p.224. v. il testo completo dei Capitoli in Appendice.

19 V. in Appendice la pubblicazione dei Capitoli- im A.C.N. Riformanze , anno 1666, p.224.

20 A.C.N.- Riformanze, anno 1667,p.226.

21 A.C.N.- Riformanze, anno 1672, p.180.

22 V. G. EROLI, “ Raccolta sulle notizie della città di Narni e diocesi, in “ Manoscritti vari , Fondo Eroli , B.C.N..

23 Rogito anno 1781, pp373-396 in A.S:T:

24 G: EROLI, Manoscritti vari , Fondo Eroli B.C.N.

25 A.C.N. Riformanze, anno 1666, p.221.

26 B.C.N., Fondo Eroli,Raccolta sulle notizie della città di Narni e diocesi, Manoscritto.

27 Sul personaggio v. FRANCESCO BUSSETTI e RENATO COVINO, Giovanni Eroli uomo, intellettuale, gastronomo. Perugia, CRACE, 2003.

Per notizie ulteriori  vedere:

I padri Scolopi a Narni 

Biblioteca Comunale Narni